giovedì 8 gennaio 2009

Una questione di P e di L


Stiamo assistendo alla nascita del partito unico di centro destra, il “Popolo della Libertà”.
Fondamentale è, in questa fase, definire lo statuto e le regole interne che lo governeranno, stabilendo anche criteri meritocratici di selezione della classe dirigente.
Probabilmente non servirebbe neanche l’ausilio dei “saggi”, nè il contributo di tanti delegati al congresso fondatore, per capire una cosa semplicissima: se si vuole costruire un partito veramente liberal-democratico, questi principi devono valere per prima al suo interno!
Bisogna portare la democrazia e la meritocrazia all’interno del partito, partendo dal concetto che deve essere la base a scegliere i propri rappresentanti, sia per le cariche di partito che, soprattutto, per i candidati alle elezioni.
Quindi, puntare sulle primarie (vere) e non su nomine e cooptazioni dall’alto!
Finora abbiamo visto, purtroppo, prevalere la linea tracciata da Denis Verdini, ovvero la farsa della “finta elezione” dei delegati attraverso i “Gazebo” (che ha illuso i fedelissimi sostenitori di poter partecipare ad una selezione di candidati, in realtà già decisa dai vari coordinatori regionali). Siamo ancora in tempo per correggere il tiro e decidere se la “P” debba significare “Popolare” o “Populista”. Nel primo caso avremo una Partecipazione vera, nel secondo solamente Propaganda (la stessa differenza che c’è fra scegliere un candidato ed avere l’illusione di sceglierlo tracciando una X su un foglio precompilato, in un tripudio di bandiere, di schede fasulle e di cifre roboanti sparate a caso).
Ma se non ci sarà democrazia interna al partito, non ci sarà nemmeno Libertà... e, senza la "L", del PdL rimarrebbe solo l’altra faccia del Pd.
Infine un appello a Verdini (affinchè non diventi un novello Goebbles):
la partecipazione “on-line” (da lui, a mio avviso, giustamente auspicata) potrebbe essere un buon metodo di coinvolgimento della base nella politica del partito, ma internet è solo un mezzo, quello che conta sono i contenuti. Se si utilizza solo come “sondaggio” degli umori del popolo o come strumento tecnologico per sostituire una X tracciata a matita con lo schiacciamento di un tasto sul PC, allora non avremmo fatto alcun passo avanti. Viceversa se i cittadini potranno utilizzare internet (blog, forum e social network come Facebook) per esprimere idee politiche, per partecipare attivamente alla formulazione di proposte di legge, per proporre e selezionare i candidati, per verificare le attività svolte da chi li rappresenta in virtù del mandato conferitogli, ed eventualmente anche per votare alle auspicabili primarie, allora il PdL potrà veramente fare da traino per un rinnovamento della politica, dei suoi metodi e della sua classe dirigente.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Per me fare il partito unico è una cazzata. Troppe identità e troppe teste da mettere d'accordo. Ci saranno scissioni e dispute.
Claudio