
Riporto l'articolo di Fabio Massimo Fabrizio:
GAZEBAO
Saturday, 13 December 2008 12:46
Oggi comincia l'elezione dei delegati del PdL nei gazebo sparsi per la città.
"Domani i Gazebo della Vergogna" [S.B.]
"Vota NO alla lista bloccata e scrivi MARCO FOLLINI: se deve essere voto di protesta, che sia una protesta feroce!" [G.P.]
"Una bella presa per i fondelli" [E.S.]
"Nemmeno il Pd sarebbe in grado di concepire una simile sconcezza!" [N.C.]
"Abbiamo il dovere morale di denunciare questo scandalo su ogni blog liberale, aggregatore e socialnetwork...possibilmente anche sulla carta stampata!" [G.N.]
Sono questi alcuni dei commenti (e per giunta i più garbati) che imperversano sulla rete riguardo il metodo di votazione dei delegati del PdL al Congresso Nazionale.
Ma attenzione: essi emergono solo ed esclusivamente nei blog e social network del PdL che si richiamano espressamente ai princìpi liberali.
E' singolare, infatti, che nel think-tank pidiellino, che comprende l'Occidentale, l'Ircocervo, il Domenicale, RagionPolitica e il Velino, solo il liberalissimo "Tocqueville" si azzardi, con un fondo di Nicola Vacca, ad affrontare il problema.
Gli altri, quasi ad interessato contrappasso, si sono gettati sulle "mancate primarie del PD", nella migliore delle italiche tradizioni paraboliche istruite sotto la voce: "della pagliuzza e della trave".
Orbene, nonostante la mia dichiarata e trasparente fede per il PdL, i miei lettori mi conoscono per uomo libero. Ed io non voglio rinunciare a questa libertà, unica mia ragion d'essere, di fronte ad una "ragion politica" che, stante la delicatezza del momento e i rapporti di amicizia e di fiducia con parecchi membri del PdL, mi imporrebbero di tacere.
Così, provo a dare quella spiegazione che colleghi assai più autorevoli di me hanno, forse più saggiamente, saputo eludere con grazia ed arguto discernimento.
Le attuali elezioni dei delegati ai gazebo sono state fatte passare dalla macchina propagandistica del PdL come una grande rivincita del popolo elettore, come una rivoluzione liberale di un partito che parte dal basso. Qualcuno ha evocato il simbolo partecipativo della piramide rovesciata. Altri si sono lanciati in più audaci comparazioni con il metodo americano (parliamo di Ministri e leaders istituzionali del PdL, non di schegge impazzite).
Mi permetto, allora, una garbata perplessità rispetto a tutto questo, perché, a scavare, scopriamo che il metodo scelto ha davvero poco a che vedere con la grande democrazia americana.
Ai gazebo verranno infatti presentati due fogli. Nel primo figurano i 174 nomi di tutta la Regione scelti dal coordinamento regionale in collaborazione con quelli locali (ovvero cooptati tutti dall'alto). Essi potranno essere votati tutti insieme in blocco (quindi, liste bloccate), con un SI o con un NO.
Se l'elettore vota NO, dovrà passare al secondo foglio, in cui indicare i nomi dei suoi candidati in alternativa. Ma, attenzione: il regolamento di voto prevede la presa in considerazione di questi candidati in alternativa solo esclusivamente se la prima lista (quella bloccata) non raggiunge il 50% + 1 dei voti. Il che, onestamente, potrebbe essere fattibile solo per nomi del calibro di Lucherini qui ad Arezzo, in virtù del ricordo che gli aretini dedicano al proprio Ingegnere. Ma di fronte ad una lista di un intera regione così impostata, neanche un Montezemolo riuscirebbe nell'impresa. Mi vien da dire che è stato tutto studiato appositamente così.
Ebbene, in se per sé, tale imposizione da Prima Repubblica, non sarebbe peggiore di quella cui siamo abituati da anni.
Innanzitutto perché tali candidati, per ragioni evidentissime, peseranno assai meno rispetto ai colleghi cooptati per nomina, che sono tutti forieri di precedenti incarichi elettivi non solo legittimati da elezioni e congressi, ma anche vicini temporalmente per incarico.
Poi, perché, ragionando con il Cardinale Armand-Jean Duplessis Duca de Richelieu, giudico politicamente davvero suicida ridare in mano il partito agli elettori, dopo un'intensa, recentissima e combattuta stagione congressuale, che ha costruito una nuova classe politica territoriale di cui la coalizione che oggi governa il paese non può fare assolutamente a meno.
Terzo perché, proprio in Toscana, le dirigenze territoriali si sono dimostrate, nelle scelte, inconsuetamente lungimiranti: nella lista figurano numerosi delegati giovani e giovanissimi, con un gran numero di donne, nei cui confronti, visto anche la conoscenza personale che ho di loro - e non solo qui ad Arezzo - non posso che esprimere parole di sincero elogio e stima.
Tuttavia (e mi si perdoni), davanti alla tastiera cerco anche di mettermi dalla parte dell'ignaro elettore di centrodestra che oggi si recano al gazebo, e rifletto: se tutto questo fosse stato dichiarato in modo chiaro e trasparente fin dall'inizio, probabilmente l'elettore avrebbe fatto spallucce, attendendo momenti più propizi per vere primarie, ma apprezzando la sincerità e gli sforzi di rinnovamento profusi nella scelta dei candidati.
Invece qui è da mesi che si parla di queste elezioni come se l'elettore avesse tra le mani poteri decisori e decisivi che in realtà non possiede nemmeno lontanamente.
Una cosa è dire: dobbiamo fare così perché non possiamo fare altrimenti, ma nel farlo, ce la mettiamo tutta per rinnovare il partito e portare avanti i giovani. Così è onesto.
Altro è far passare tale comprensibile (anche se non storicamente giustificabile) scelta come compiuta da un corpo elettorale che in realtà, risulta, perdonatemi, cornuto e mazziato.
In conclusione: votiamo con serenità, fiducia e capacità di giudizio ciò che altri a monte hanno scelto per noi come la miglior cosa possibile.
Ma, per favore, non scomodiamo i sacri princìpi liberali della democrazia reale (specie quella americana) perché, allo stato dei fatti, sono un'illusione adatta solo a sognatori come me.
D'altronde, ad Arezzo si dice: "quando la vita si fa molle, al duro non s'artorna.
sabato 13 dicembre 2008
I Gazebo del PdL. Una farsa che mortifica lo spirito liberale e la partecipazione democratica nel nascente Popolo della Libertà
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